DdC: Personalmente, sin dal principio, mi occupo di ricercare gli artisti in base ad una serie di criteri alquanto specifici e precedentemente concordati. Dopo averli selezionati, in accordo con Antonio Borghese, inizio a lavorare con ciascuno di loro a stretto contatto, mediante un dialogo costante, così da poter serenamente raggiungere tutti gli obiettivi prefissati in relazione a ciascuna mostra.
DdC: Nel nostro caso, “giovani” è certamente sinonimo di “nuova generazione”. Tuttavia, alcuni di loro lo sono anche anagraficamente. Per di più, vengono definiti “giovani” anche rispetto agli artisti già rappresentati da ABC-ARTE, quasi tutti principalmente appartenenti alle neo-avanguardie.
DdC: La possibilità di un dialogo tra due o più artisti appartenenti a diverse generazioni è già stata presa concretamente in considerazione.
Quale, secondo voi, il punto di forza della sede milanese per una programmazione di questo genere?
AB: La nostra sede milanese in Via Santa Croce 21 offre un ambiente stimolante e dinamico per la presentazione di artisti di ultima generazione. La città meneghina, con la sua reputazione di centro culturale internazionale, è il luogo ideale per una programmazione di questo genere, permettendo un ampio accesso al pubblico e facilitando il dialogo tra gli artisti emergenti e la comunità artistica locale e globale. Inoltre, il pubblico milanese ci sembra il più propenso ed aperto nei confronti dell’arte ultra contemporanea.
DdC: Credo Milano costituisca attualmente il proscenio ideale, trattandosi di una città particolarmente attenta, lungimirante, esigente e ricettiva.
La connessione con la città di Milano avviene in maniera quasi automatica grazie alla conformazione stessa della Galleria. Questo nuovo “ciclo di mostre” dedicato ai giovani in quale misura – o modalità – vuole perseguire il dialogo con la città e i suoi abitanti?
AB: Il legame con la città di Milano è fondamentale per il successo di questo ciclo di mostre. Vogliamo coinvolgere attivamente la comunità locale e offrire opportunità di partecipazione e coinvolgimento attraverso eventi pubblici e altre iniziative che rendano la galleria uno spazio aperto e accessibile a tutti.
DdC: Attraverso la promozione e la divulgazione della novità così da arricchire ulteriormente l’offerta artistica in divenire, già esistente od ormai manifestata sia a Milano sia in Italia.
Riferendomi a questa prima mostra inaugurale, cosa contraddistingue il lavoro di Rózsa e come le sue opere hanno instaurato un dialogo con lo spazio e con i due elementi che più lo contraddistinguono? La luce e l’immediatezza visiva…
AB: Il lavoro di Rózsa approfondisce il significato intricato e ricco di sfumature della vita, concentrandosi sull’individuo ed il suo viaggio verso la manifestazione del proprio “Io”. Le sue opere giocano con la luce e l’immediatezza visiva per coinvolgere lo spettatore in un’esperienza unica e coinvolgente, e si inseriscono perfettamente nel contesto della nostra galleria.
DdC: Alla luce dei tempi che corrono e al di là di quanto già detto nei testi che accompagnano la mostra, Secrets di Luca Sára Rózsa si contraddistingue per il suo sapore particolarmente muliebre. Ciò che emerge è sicuramente il desiderio di voler sottolineare l’importanza del contatto umano e la necessità di voler ristabilire improrogabilmente un rapporto armonioso con la natura circostante. Non si tratta di un ritorno alle origini bensì della manifestazione della volontà di voler continuare a vivere in questo mondo in maniera più consapevole, cortese e rispettosa, nella speranza di poter andare sempre più oltre lo stato delle cose, all’insegna della celebrazione più pura della bellezza, della diversità, della potenza e del mistero.
L’obiettivo da quello che è emerso pare non esaurirsi alla sola mostra personale. Avete in programma eventi collaterali o collaborazioni istituzionali che mettano in risalto il lavoro degli artisti?
AB: Tra i nostri obiettivi c’è quello di promuovere e supportare la carriera dei giovani artisti, offrendo loro una piattaforma significativa per esporre il loro lavoro e connettersi con il pubblico. Oltre alle mostre personali, stiamo considerando anche eventi collaterali e collaborazioni istituzionali che possano arricchire ulteriormente l’esperienza artistica e promuovere un dialogo più ampio.
DdC: L’obiettivo è certamente quello di crescere insieme, non solo in galleria ma anche al di fuori di essa.
Come viene strutturato un lavoro – in questo caso l’organizzazione e curatela di una mostra – che vuole essere punto di convergenza tra la dimensione interna e quella esterna e come i giovani artisti dialogheranno con gli ambienti? Essendo la Galleria sostanzialmente una vetrina sempre aperta che invita il passante a “curiosare”?
AB: L’organizzazione di una mostra che mira a integrare la dimensione interna ed esterna della galleria richiede una pianificazione attenta e una cura particolare nella disposizione delle opere e nell’interazione con lo spazio circostante. Vogliamo creare un ambiente accogliente e invitante che incoraggi il pubblico a esplorare e a interagire con le opere esposte, trasformando la galleria in una vera e propria vetrina per la creatività emergente.
DdC: Attraverso il rispetto dei ruoli. Per dirla con Leonardo Sciascia, “a ciascuno il suo”.
Ritornando a questa prima mostra, iconografia religiosa, elementi del mondo naturale e personaggi antropomorfi emergono dalle tele per riflettere sulla complessità dell’esistenza umana. In che modo l’artista è giunta ad elaborare questo suo personale linguaggio e quali le assonanze riscontrate con i principi su cui si basa la Galleria? L’approccio dei successivi artisti sarà sostanzialmente non dissimile da quello adottato da Rózsa?
AB: L’approccio artistico di Rózsa riflette una profonda riflessione sulla condizione umana e una sensibilità verso temi universali come la spiritualità, la natura e l’identità. La maggiore assonanza con la galleria è il grande studio che Rózsa conduce sugli artisti storicizzati, internazionali ma anche italiani. I prossimi artisti che presenteremo hanno tutti un linguaggio personale e caratterizzante, ci aspettiamo un’ampia varietà di approcci e tematiche, ma con la stessa attenzione alla qualità.
DdC: Probabilmente la risposta risiede in quello che tutti quanti noi conosciamo come flusso di coscienza.
Un’opera per stanza, un focus ben definito che evidenzi, con uno solo sguardo, la poetica dell’artista. Si è rivelato difficoltoso operare una selezione di questo tipo? Quanto la resa estetica dell’opera influenza la scelta decisionale finale?
AB:Qui mi sento di lasciare la parola a Domenico.
DdC: Consapevoli della morfologia dello spazio espositivo, ciò che più ci interessa è certamente la qualità dei lavori esposti. E’ importante che tutti gli artisti coinvolti si diano la possibilità di poter presentare il proprio lavoro al meglio, non dovendosi misurare con la trappola della questione della quantità. Alla luce di tutto ciò e credendo fortemente negli artisti finora coinvolti, non ci sono state particolari difficoltà strutturali poiché l’obiettivo è inconfutabilmente comune.
Luca Sára Rózsa. Secrets
a cura di Domenico de Chirico
9 aprile – 1 giugno 2024
ABC-ARTE ONE OF
Via Santa Croce 21, Milano
Orari: da martedì a sabato 15.00-19.00
Info: +39 02 89768094
info@abc-arte.com
www.abc-arte.com